Le emozioni che attraversano la divisa di Ilaria Cipriani

Pubblicato il 22 marzo 2026 alle ore 15:31

Le emozioni che attraversano la divisa di Ilaria Cipriani

 

Risposte complesse e di breve durata dell'organismo a stimoli interni (come un pensiero) o esterni (un evento), che comportano modificazioni corporee, fisiologiche e cambiamenti nel comportamento. Sono reazioni valutative che nascono nel sistema limbico, in particolare nell'amigdala, e servono principalmente ad adattarsi all'ambiente e a garantire la sopravvivenza.

Questa è la definizione che si trova digitando il termine emozioni nel motore di ricerca Google.

Appare subito evidente quanto sia importante la loro funzione per la quotidianità in quanto protettive, adattive ed altamente funzionali per la nostra vita.

Probabilmente siamo invece meno consapevoli del fatto che ci diamo il permesso di provare alcune emozioni, negandocene altre; questo accade perché, probabilmente, siamo stati esposti ad uno stile educativo a cui abbiamo mantenuto fede e che ci ha portati ad accogliere ulteriori ingiunzioni provenienti da successive relazioni più adulte, come quelle sociali e lavorative. Si vanno così, via via, a consolidare pensieri basati sulla convinzione che alcune emozioni siano migliori di altre e che, se provo un’emozione “positiva” vado bene, se ne provo un’altra ritenuta “negativa”, non sono una buona persona.

Provare un’emozione, qualunque essa sia, è assolutamente lecito, naturale e possibile perché diventa un buon momento in cui posso capire cosa mi sta accadendo durante un evento. L’emozione può essere considerata un messaggio della mia parte profonda che chiede di essere letto. Ed è importante prenderne coscienza perché condizionerà il mio agito. Se non leggo il messaggio agirò in maniera sconsiderata? Superficiale? Sconveniente? Sarà probabilmente una modalità non funzionale e, quindi, disadattiva perché il nostro cervello metterà in  atto un’azione automatica legata ad una precedente esperienza simile o rievocata da qualcosa. Molto spesso questo ci consente di portare a casa il risultato, è vero.. il prezzo che pago sta nello sforzo che faccio quando faccio leva sull’autocontrollo per zittire le mie emozioni.

 

Quello che talvolta sfugge alla nostra coscienza, è che la  capacità di autocontrollo ha una durata ed è, per così dire, quantificabile: la mia pazienza ha un limite! E non è soltanto un modo di dire.

Ci sono ricerche (Baumeister et al., 1998) che dimostrano come l’autocontrollo sembri essere una risorsa limitata tanto da andare incontro ad esaurimento (scaricamento dell’Io). Vediamo meglio cosa implica questa evidenza.

“Ogni decisione, ogni atto di elaborazione e controllo di un impulso emotivo o di un desiderio, ogni scelta su che cosa prestare attenzione, ogni stimolo ambientale distraente a cui cerchiamo di resistere, ogni elaborazione di informazione e ogni altro carico cognitivo o stressogeno cui siamo incessantemente sottoposti drena questa risorsa e rende più facile il verificarsi di atti di impulsività per insufficiente regolazione e autocontrollo” (S. Canali, Regolare le emozioni, ed. Carocci Faber 2021, p.81).

Sappiamo bene quanto ricorso facciamo all’autocontrollo e quanto facilmente rischiamo di abusarne già soltanto per far fronte alle numerose e diverse richieste che ci vengono durante lo svolgimento “ordinario” della nostra professione.

Va aggiunto che anche la fatica, il sonno e la fame minano l’autocontrollo (Galliot et al., 2007); inoltre lo scaricamento dell’Io (ego depletion; Baumeister, 2002) correla con l’aggressività o comunque con l’impulsività, in contesti ad alto carico stressogeno.

 

E’ noto come, a molti di noi, capiti spesso di lavorare in condizioni emergenziali che innalzano il livello di stress, che non consentono una pausa ristoratrice e che ci mettono alla prova in termini emotivi. Non è una scelta e non c’è possibilità di interrompere quella condizione, fin quando non si ristabilirà la normalità attraverso il nostro agito o un intervento esterno. In ogni caso, siamo chiamat* a prestare costante attenzione, a reagire con accuratezza su scenari che cambiano repentinamente e per cui è richiesta una buona dose di problem solving e presenza mentale.

Sembra davvero che il nostro benessere abbia molto a che fare con l’attenzione e l’autocontrollo.

Imparare a non negarci l’ascolto per riconoscere ciò che stiamo provando, ci permette di intervenire in largo anticipo sulle nostre azioni e di preservare queste risorse decisamente preziose.

 

Nota: Articolo a carattere divulgativo che, pur potendo trattare argomenti scientifici, non soddisfa i criteri di rigore metodologico, validazione e originalità propri della ricerca accademica.

Non costituisce critica a specifiche Amministrazioni né sostituisce il parere di un professionista della salute.