​La Sindrome Generale di Adattamento: sopravvivenza e logoramento nelle professioni in divisa di Antonella Renzetti

Pubblicato il 28 gennaio 2026 alle ore 09:34

La Sindrome Generale di Adattamento: sopravvivenza e logoramento nelle professioni in divisa di Antonella Renzetti 

 

​Per chi opera nelle Forze di Polizia, nei Vigili del Fuoco o nelle Forze Armate, lo stress è una componente dell’equipaggiamento quotidiano. Hans Selye definì la Sindrome Generale di Adattamento come la risposta del corpo a qualsiasi pressione esterna. Per un operatore, questa risposta è ciò che permette di restare lucidi  in una situazione d'emergenza, ma è anche il meccanismo che, se non gestito, porta al crollo psicofisico.

​Le fasi del ciclo operativo

​1. L'allarme: il "ready for action"
​In questa fase, il corpo reagisce a uno stimolo improvviso — una chiamata radio, un'aggressione, un'emergenza — attivando l'asse ipotalamo-ipofisi-surrene. Il rilascio di adrenalina e cortisolo prepara all'attacco o alla fuga.
Mentre per un civile questa fase è eccezionale, per chi è in divisa può diventare uno stato cronico. Vivere in "iper-vigilanza" significa che il corpo non riceve mai il segnale di "fine pericolo", mantenendo il motore al massimo dei giri anche durante il riposo.

​2. La resistenza

​Se lo stress persiste, l'organismo cerca di adattarsi. L'operatore appare funzionale, calmo e professionale, ma sta attingendo alle sue riserve profonde. È la fase più ingannevole: la performance è alta, ma iniziano a comparire segnali silenziosi come disturbi digestivi, irritabilità o una progressiva chiusura emotiva verso la famiglia, che spesso diventa il primo ammortizzatore involontario delle tensioni lavorative.

​3. L'esaurimento. Il punto di rottura.

​Quando le capacità di adattamento finiscono, si entra nell'esaurimento. Qui le difese crollano e possono emergere sintomi legati alla traumatizzazione vicaria o al burnout. La capacità di giudizio si offusca e il rischio di errori operativi aumenta drasticamente.

​Strategie integrate per la resilienza

​Per evitare che la fase di resistenza sfoci in esaurimento, è necessario agire su tre livelli interconnessi, trasformando le misure di supporto in una vera e propria "manutenzione" dell'operatore.

​Il livello individuale: la decompressione biologica
​Il primo passo spetta al singolo, che deve imparare a "disarmare" il proprio sistema nervoso. Tecniche di rilassamento, un’attenta igiene del sonno e l'attività fisica non sono semplici svaghi, ma strumenti per abbattere i livelli di cortisolo. Un corpo che impara a tornare alla linea di base dopo l'attivazione è un corpo che protegge la propria salute a lungo termine.

​Il supporto dei pari: la rete di sicurezza invisibile

​Nessuno capisce un operatore meglio di un collega. Il supporto sociale informale e il monitoraggio tra pari sono vitali: spesso i compagni di squadra notano il logoramento prima dell'interessato. Creare un ambiente in cui sia possibile parlare di un intervento difficile senza il timore di essere giudicati "deboli" è il cuore della prevenzione. Il monitoraggio reciproco funge da sensore precoce per intercettare il disagio prima che diventi patologia.

​La leadership e l'istituzione: la gestione organizzativa

​Il benessere non è solo una responsabilità del singolo, ma un dovere della leadership. I comandanti e i dirigenti hanno il compito di strutturare il lavoro in modo da prevedere la rotazione dei compiti e l'accesso facilitato a esperti di salute mentale specializzati nel settore. Implementare protocolli di gestione dello stress post-evento critico significa riconoscere che il recupero è parte integrante dell'operatività, non un'interruzione di essa.

​La Sindrome Generale di Adattamento ci suggerisce che l'energia umana non è una risorsa finita. Per chi indossa una divisa, la difficoltà non risiede solo nella gestione dell'emergenza esterna, ma anche nel governare la propria risposta interna. Integrare il supporto della famiglia, una leadership attenta e
una rete di colleghi solida trasforma la resistenza in resilienza, garantendo che chi protegge gli altri sia, a sua volta, protetto.

Antonella Renzetti

 

Nota: questo articolo ha scopo puramente informativo e si basa su modelli teorici accreditati nella letteratura scientifica internazionale. Non costituisce critica a specifiche amministrazioni né sostituisce il parere di un professionista della salute